lunedì 21 marzo 2011

Santa chiara

Guardiagrele

Ristorante
Via Roma, 10
Tel. 0871 801139
Chiuso il martedì
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: variabili
Coperti: 70
Prezzi: 30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte

Il locale, ricavato in una vecchia falegnameria del centro storico, prende il nome dal confinante convento di Santa Chiara. In un ambiente raccolto e curato, Gino Primavera e Domenico Scotti sono impegnati da anni nella valorizzazione di ricette tradizionali preparate con paste fatte a mano e materie prime dell’entroterra chietino: verdure spontanee del Parco della Majella, carni ovine, formaggi e conserve.
Accanto alle proposte a tema e alle specialità abruzzesi (entrambe disponibili su prenotazione), si possono scegliere i piatti da un menù del giorno vario e fantasioso. Per cominciare, tortino rustico con prosciutto di Orsogna, terrina di testa di maiale ai finocchi, salumi nostrani, lumache alla guardiese e orzo mantecato con porcini e caffè. Gustosi e stuzzicanti i primi piatti come la makaira con porcini e zucchine, i crioli con salsiccia guardiese, le linguine di farro con pomodoro fresco e pecorino o le corde di chiocchie (preparate con un’antica varietà di grano di montagna) alle erbe spontanee della Majella. Meritano l’assaggio anche la minestra di patate con tartufo bianco, la polenta taragna con caciotta affumicata e la crespella con pecorino e cicorietta. Come secondo, tiella di carni miste, agnello gratinato alle erbe, pallotte cac ’e ova, cif e ciaf di maiale o caciotta e caciocavallo gratinati. Chiudono adeguatamente il pasto lo spumone villese al croccante di mandorla e il semifreddo del giorno.
Nella bella cantina a vista sotto la sala troverete una equilibrata selezione di vini, in prevalenza regionali.

La Tramontana

Francavilla al Mare

Ristorante
Viale Sinello, 14
Tel. 085 810252
Aperto ottobre-maggio da giovedì sera a domenica a pranzo,
giugno-settembre da martedì a pranzo a domenica a pranzo
Ferie: variabili
Coperti: 50 + 50 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat

Su questa costa si chiamano “chalet” gli stabilimenti balneari: La Tramontana è ospitata in uno di questi, a metà del lungomare Alcione. Qui ha messo radici la numerosa famiglia Pacchione, proprietaria di alcuni grandi pescherecci nel contiguo porto di Pescara. Gente di mare, umile e disponibile. L’ambiente è semplice, il servizio informale ma davvero gentile. I piatti del giorno, recitati a voce, sono dettati dal pescato giornaliero – non spendiamo altre parole sulla freschezza – e ispirati alla cucina tradizionale marinara.
Negli antipasti possono trovare posto, a seconda del periodo, il crudo di calamaretti e di scampi sgusciati conditi con olio e peperone rosso secco, le alici marinate, i lumaconi sgusciati e i bummalitt’ (le lumachine) al pomodoro, la papalina (neonata o magnana) fritta in pastella, gli scampi bolliti, le panocchie ripiene, le seppie arrosto con i peperoni, al tegame con piselli o ripiene. Porzioni generose per i primi, con linguine allo scoglio o alle vongole, gnocchetti ai frutti di mare, risotti, mezzi rigatoni con gli scampi. La brace è sempre accesa per i pesci di taglia grossa o per il “misto” (scampi, spiedino di calamari, sogliole, merluzzi, triglie e coda di rospo), ma si può scegliere anche la frittura di piccoli pesci, il brodetto (da prenotare) e la rana pescatrice alla cacciatora. Discreta scelta di dessert e vini delle diverse zone della regione.
Un’avvertenza: d’estate, a pranzo il servizio si fa più spartano e le proposte sono ridotte per accontentare le tante persone che salgono dalla spiaggia.

mercoledì 23 febbraio 2011

La lanterna

Somma Vesuviana

Ristorante-pizzeria
Via Colonnello Aliperta, 8
Tel. 081 8991843
Chiuso il lunedì
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: agosto
Coperti: 60 + 30 esterni
Prezzi: 25-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


’O paese d’o stocco, così è stato definito uno dei paesi più interessanti dell’area vesuviana interna, dove la lavorazione dello stoccafisso e del baccalà costituisce una delle attività trainanti dell’economia. Sia il centro storico sia il territorio circostante mantengono l’aspetto di un tempo. Il Casamale è il quartiere più antico, tuttora circondato dalle mura aragonesi. In più siamo ai piedi del monte Somma nel Parco Nazionale del Vesuvio, un territorio dotato di grandi ricchezze agroalimentari: le tipologie di albicocche (pellecchiella, cafona, monaco bello, palummella), i pomodorini al piennolo (Presidio Slow Food) e il Catalanesca, vino bianco locale prodotto dall’omonima uva.
Il locale di Luigi Russo è l’espressione di questo territorio, ben interpretato dallo chef Vincenzo Nocerino. Segnaliamo, per iniziare, la parmigiana di pesce bandiera, il carpaccio di baccalà, i purpetielli affocati e i fritti della tradizione. Seguono ravioli di ricotta con fiori di zucchine, penne con melanzane e stoccafisso, ravioli di patate e stoccafisso, zuppe invernali di ceci e funghi porcini o di fagioli e scarole. Oltre a una buona scelta di carni, anche di animali da cortile, troviamo piatti poveri come le trippicelle al sugo e gli ’ndruglietielli con patate (le interiora e l’intestino dell’agnello) e, ovviamente, pietanze di baccalà e stoccafisso. Da provare il piatto degustazione (stoccafisso in insalata, baccalà fritto, alla griglia e in zuppetta), le polpette di baccalà o il tegame di baccalà con pane e patate. Per finire dolci di buona fattura.
La carta dei vini, nonostante un discreto numero di etichette, potrebbe essere ulteriormente arricchita. Come abbinamento per le pizze (solo la sera) consigliamo, invece, di scegliere dalla carta delle birre trappiste.

‘E curti

Sant'Anastasia

Osteria tradizionale
Via Padre Michele Abete, 6
Tel. 081 8972821
Chiuso la domenica
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: agosto
Coperti: 40
Prezzi: 33-35 euro vini esclusi
Carte di credito: le principali, Bancomat


Sant’Anastasia ha terreni fertili e aria salubre, peculiarità che ne fanno un rinomato centro agricolo nel Parco Nazionale del Vesuvio, sul versante settentrionale del vulcano. Nel centro storico ha sede ’E Curti (i corti), il cui nome deriva dai fondatori Luigi e Antonio Ceriello i quali, dopo avere girato la penisola come presentatori di spettacoli circensi, decisero di rilevare l’osteria dello zio. Così iniziò una grande avventura gastronomica – oggi proseguita dalla nipote Angela e dal marito, Carmine d’Alessandro – alla riscoperta dei piatti della gastronomia partenopea.
In un ambiente raccolto inizierete dai fritti (frittelle di fiori di zucca, di alghe e crocchette di patate), dagli involtini di melanzane con pomodorini al piennolo, dai totani farciti di mozzarella e pecorino, dalle seppioline con piselli novelli, da altri piatti di mare variabili secondo il mercato (polpo, calamari, vongole, taratufi, cozze). Tra i primi troneggiano i piatti della tradizione come pasta e fagioli, pasta e ceci, paccheri con ragù di agnello e, nel periodo invernale, il pignato grasso: la classica minestra maritata. Come secondo consigliamo l’agnello: il cosciotto con i piselli, gli involtini di budello (’ntruglietielli) al forno, le costolette alla brace. Troverete anche il soffritto, la trippa, lo stocco in umido e, d’inverno, il baccalà fritto; frequenti le preparazioni a base di pesce azzurro. Tra i contorni friarielli, scarole e i funghi di pioppo raccolti nei dintorni. Per finire pasticcini alle noci, torta di ricotta, pastiera, pizza di crema.
La carta dei vini presenta qualche buona etichetta regionale oltre al vino di produzione propria. Si chiude con il Nucillo prodotto e commercializzato dal figlio dei titolari, Enzo d’Alessandro, secondo una ricetta segreta.

Abraxas

Pozzuoli Lucrino

Osteria di recente fondazione
Via Scalandrone, 15
Tel. 081 8549347
Chiuso il martedì
Orario: sera, domenica e festivi anche pranzo
Ferie: 10/08-28/08 e 24/12-04/01
Coperti: 80 + 70 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


I Flegrei sono un unicum di bellezze naturalistiche: il locale, infatti, si trova su un promontorio dal quale si gode della vista dei laghi Averno – qui Virgilio colloca la discesa agli inferi – e Lucrino, di Cuma, del Fusaro e, in lontananza, dell’isola di Ischia. Disposti su due livelli, gli ambienti sono caldi e accoglienti e in estate è disponibile un’ampia terrazza.
La qualità dei prodotti e delle pietanze (non stupitevi, però: benché siamo vicini al mare sono le carni a prevalere) è garantita dalla passione autentica che muove Nando nella selezione; non mancano molti dei piatti di famiglia, ben riconducibili al territorio. Come antipasti segnaliamo la ricotta di Montella e i salumi campani, la verza con salsiccia e castagne, la stracciata di melanzane, il panpatata con salsiccia e friarielli, il gattò di patate con salsa al rosmarino, lo sformato di zucchine con salsa di peperoni, la parmigiana di zucchine o di patate con scarola, salsiccia e provola, le cozze gratinate. Tra i primi, paccheri al ragù di maiale, paste fresche con crema di noci, con pomodorini al piennolo e scaglie di provolone del monaco, con melanzane o con zucchine, ziti alla genovese e gnocchi al baccalà, pomodorini e basilico. A seguire, costata di maiale con papaccelle, filetti e bistecche di razze bovine selezionate, quali la podolica e la marchigiana. Infine flan al cioccolato, panna cotta alla fragola e caprese al cioccolato.
Soddisfacente la selezione di vini (molti dei quali offerti al bicchiere) e distillati. Da segnalare che la sala superiore presenta una piccola cantina a vista dove, prenotando, è possibile cenare.

Le tre arcate

Piano di Sorrento

Ristorante-pizzeria
Piazza Cota, 9-10
Tel. 081 5321849-339 2837856
Chiuso il mercoledì, mai in luglio e agosto
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: gennaio
Coperti: 45 + 60 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


Oltrepassata la zona pizzeria-tavola calda (di ottimo livello) e saliti alcuni gradini, vi troverete in uno spazio diverso dove sarete accolti da Alessandro, figlio del titolare Lucio Russo. Il menù varia ogni due settimane ed è legato alla stagione e all’offerta del mercato locale, con particolare riguardo per il pesce e le verdure.
Qualche ritocco introdotto dallo chef Gennaro Esposito allegerisce le pietanze, comunque rispettose della tradizione partenopea e delle grandi feste. Come antipasto troverete l’insalatina di seppie e zucchine, le alici dorate e fritte, il riavulillo arolese grigliato, la caponata napoletana. Orientatevi poi sulla lasagnetta di scampi e carciofi, sui paccheri di Gragnano alla Surriento, sulle linguine con i totani neri della Campanella, sulla calamarata ai frutti di mare. Nel periodo invernale non mancano zuppe di legumi, minestre e funghi. Nella scelta dei secondi di pesce (cucinato in tutti i modi possibili: grigliato, all’acquapazza, al forno, in guazzetto, al sale, fritto) ci si affida alla generosità del mare. Da preferire il pesce azzurro, oltre che per la bontà anche per non far lievitare troppo il conto. Per quanti non amano il pesce c’è qualche proposta di carne. Buoni la scelta di formaggi provenienti anche da altre regioni – ma su tutti prevale il provolone del monaco – e i salumi della zona. Parla napoletano il carrello dei dolci, con babà, capresi, delizie, crostate di frutta in estate e un tortino caldo di mele annurche in inverno.
Carta dei vini più che discreta. È consigliabile prenotare nel fine settimana.

Vecchia cantina

Napoli

Trattoria
Vico San Nicola alla Carità, 13-14
Tel. 081 5520226
Chiuso domenica sera e martedì sera
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: in agosto
Coperti: 46
Prezzi: 22-25 euro vini esclusi
Carte di credito: le principali, Bancomat


Il locale era un tempo un esercizio di mescita, dove insieme a un bicchiere di buon vino era possibile gustare una squisita pasta e fagioli con le cotiche. Siamo nella Pignasecca, la più pittoresca piazza di Napoli, dove si vende di tutto e, in particolare, generi alimentari del territorio, dal pane ai tarallucci sugna e pepe, dagli ortaggi al pescato del golfo e, ancora, carni cotte, mozzarella, latticini e formaggi. In uno dei vicoli che da qui si diramano è posta la Vecchia Cantina – due salette arredate con semplicità – dove Gianni e Maria, con la mamma Nunzia, accolgono la clientela con affabilità. Le regole della spesa quotidiana fatta alla Pignasecca sono la stagionalità e la freschezza.
Segnaliamo, tra gli antipasti, le alici marinate, gli sciurilli (fiori di zucca) ripieni, le paste cresciute, i panzerotti, e molti altri stuzzichini. Si continua con i primi tradizionali come gli ziti alla genovese, la pasta e patate, i tubetti con fagioli e, ancora, gli spaghetti alla pescatora o alla primavera, i rigatoni con salsiccia e zucchine e, nella stagione fredda, la minestra maritata e la zuppa di soffritto di maiale. Carne e pesce si alternano nei secondi: costoletta di maiale con papaccelle o con insalata di rinforzo, pesce spada in padella con purè di piselli, fegatini di maiale fritti, cotolette alla salvia, calamaro alla griglia o ’mbuttunato e baccalà fritto. I contorni sono a base di melanzane, peperoni, patate e zucchine. Si chiude con dolci tipici come babà, caprese, pastiera.
Ricca lista dei vini che propone un’ampia selezione di tutte le regioni italiane.

La chitarra

Napoli

Osteria-trattoria
Rampe San Giovanni Maggiore, 1 bis
Tel. 081 5529103
Chiuso sabato a pranzo, domenica e lunedì sera
Orario: mezzogiorno, sera su prenotazione
Ferie: agosto
Coperti: 32 + 6 esterni
Prezzi: 22-27 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


I fratelli Maiorano, Peppino in sala e Luigi in cucina, gestiscono questa osteria piccola e accogliente nei pressi dell’Università degli Studi Federico II, ubicata sulle rampe che salgono da via Mezzocannone alla basilica di San Giovanni Maggiore. L’arredamento è semplice così come i piatti, preparati quotidianamente con i prodotti acquistati ogni mattina da Luigi.
A mezzogiorno la proposta non è molto ampia, ma le preparazioni sono curate e rispettose della cucina del territorio – senza alcuna concessione a rivisitazioni in chiave moderna –, molto apprezzata da una clientela abituale principalmente composta da studenti e professori della vicina università. Ma i principî ai quali si ispira la “gastronomia aziendale” sono anche altri, ribaditi in un decalogo affisso alle pareti e letto con curiosità dagli avventori non abituali. Oltre alla napoletanità, tra questi principî troviamo anche la stagionalità. Per quanto concerne il menù, alla sera (ricordiamo la prenotazione obbligatoria) tra gli antipasti troviamo crostini con acciughe, frittata di cipolle, pizza di scarola, alici marinate e altri stuzzichini variabili secondo stagione. Vi orienterete quindi su notevoli mezzanielli allardiati, linguine alla cetarese, fagioli alla maruzzara e, nella stagione fredda, sulla zuppa di soffritto di maiale, sulla minestra maritata, sugli ziti o i paccheri alla genovese o al ragù. Di secondo costatella ammollicata, baccalà con i ceci, polpette di pane, alici in tortiera, dorate e fritte, alla beccafico o peperoni imbottiti. Dolci fatti in casa: la pastiera, il babà, la sfogliata frolla.
Ristretta scelta dei vini, solo regionali.

Hosteria toledo

Napoli

Osteria tradizionale
Vico Giardinetto, 78 A
Tel. 081 421257
Chiuso martedì sera
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: una settimana a Ferragosto
Coperti: 70
Prezzi: 25-30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat



Nel XVI secolo, grazie al viceré Pedro da Toledo, Napoli conobbe una fase di sviluppo caratterizzata dalla crescita economica e da grandi opere architettoniche. Via Toledo ne fu il fulcro e, ancora oggi, questa arteria, quasi totalmente riservata ai pedoni, rappresenta una zona di grande interesse storico e commerciale. L’Hosteria Toledo, interprete fedele della cucina napoletana, si trova qui, quasi di fronte alla storica sede del Banco di Napoli. Il locale si sviluppa su due ambienti, il primo quasi barocco e il secondo più sobrio nell’arredamento e più tranquillo rispetto alla confusione del vicoletto su cui si affaccia.
La gestione è quasi tutta al femminile, con Anna de Martino coadiuvata in sala da Stefano e in cucina da Titina, e la proposta consta di piatti semplici, che ripropongono quelli di “nonna Sonora”, la capostipite. Il menù è legato alle stagioni e alle tradizioni gastronomiche delle grandi feste. Per stuzzicare l’appetito si inizia con antipastini di mare e di terra, ottime fritture, sauté di frutti di mare. Si può quindi optare per gli ziti al ragù o alla genovese, i paccheri ai frutti di mare, la pasta e ceci, la pasta e fagioli, la pasta e zucchine, la pasta e patate con provola. Per quanto riguarda i secondi si spazia dal pesce alla carne. Il primo è cucinato in svariati modi: dal polpo in insalata o in cassuola al baccalà alla siciliana, dalla frittura di paranza ai calamari grigliati. Quanto alla carne, ci sono le braciole, la carne al ragù o il filetto. Di contorno, parmigiana, zucchine allo scapece, peperoni fritti, grigliate di verdura. I dolci sono i classici babà, caprese e pastiera.
Discreta la carta dei vini, nella quale si registra una notevole presenza dei prodotti ischitani oltre ad altre etichette campane e a qualche nazionale.

Europeo

Napoli

Ristorante-pizzeria
Via Marchese Campodisola, 4
Tel. 081 5521323
Chiuso la domenica
Orario: pranzo; gio, ven, sab e prefestivi anche sera
Ferie: 15 giorni dopo Ferragosto
Coperti: 65
Prezzi: 35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


L’Europeo, caratterizzato da un’atmosfera rilassante e di cortese familiarità, è ubicato in posizione centralissima, vicino a piazza Borsa (prossima all’apertura dopo il completamento dei lavori per la nuova linea della metropolitana). Le due sale – una grande, l’altra più riservata – sono decorate dai tanti quadri e dalle vecchie stampe della Napoli che fu e la gestione è affidata ad Alfonso Mattozzi, degno continuatore della tradizione di famiglia. Sarà lui ad accogliervi e a illustrare le proposte giornaliere, tutte rappresentative del territorio.
Si comincia con focacce ripiene di salsiccia, friarielli e scarola, tortano napoletano, crocché di patate, fiori di zucca in pastella, una squisita mozzarella di bufala campana e il sauté di vongole. Si prosegue tra primi asciutti e zuppe che si fanno ricordare: tubettoni con frutti di mare, linguine all’astice, pasta e patate con provola, ziti alla genovese da assaggiare, zuppa di fagioli e scarole, zuppa di ceci e sontuosi fagioli alla maruzzara; nel periodo invernale la minestra maritata è imperdibile. Si continua con le proposte ittiche, con il pesce azzurro in bella evidenza: alici fritte o imbottite, polpo alla luciana e, secondo disponibilità, frittura di paranza. Se non amate il pesce, potete comunque “ripiegare” sulla finanziera o su una gustosa zuppa di carne. Non mancano le verdure di stagione cucinate con esiti più che positivi: parmigiana di melanzane, peperoni imbottiti, cianfotta. E, se scegliete la pizza, non rimarrete delusi.
I dolci sono preparati in casa, come l’ottimo babà e le zeppoline. Vasta la carta dei vini, con tutta la produzione campana e il meglio di quella nazionale.

Taverna dell’arte

Napoli Mezzocannone

Osteria tradizionale
Rampe San Giovanni Maggiore, 1 A
Tel. 081 5527558
Chiuso la domenica
Orario: solo la sera
Ferie: tre settimane in agosto
Coperti: 42 + 15 esterni
Prezzi: 30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne DC, Bancomat


L’osteria di Alfonso Gallotti si trova in una delle strade più animate del centro storico e, come indicano chiaramente i piatti in menù, esprime un’autentica cucina del territorio, con variazioni quotidiane che seguono l’andamento delle stagioni – e, in parte, l’estro dello chef – e grande attenzione nella ricerca delle materie prime.
Si comincia con fettine di pane tostato con pesce marinato, sciurilli fritti ripieni di ricotta, polenta fritta, paté di olive prodotto in proprio, prosciutto e mozzarella. I fagioli alla maruzzara sono uno dei piatti classici del locale, ma in alternativa si possono scegliere le tagliatelle allo scammaro o con carciofi, i paccheri alle due Sicilie (conditi con pesto di melanzane) oppure con sugo di alici, pomodoro, pinoli, uva passa e pecorino, l’interessante vellutata di ceci e seppie servita nel pignatiello. Ma la serie dei primi non termina qui. Altri classici sono i mezzanielli di Gragnano con ragù di genovese, o anche con pomodorini al piennolo, aglio, basilico e peperoncino, le minestre della tradizione napoletana a base di pasta e legumi o l’ottima pasta e patate con provola. Quanto ai secondi, non sbaglierete ordinando il baccalà o lo stoccafisso in cassuola, fritto o in insalata; secondo disponibilità si possono inoltre gustare la frittura di alici, le seppie o i calamari imbottiti e pesci da porzione in guazzetto. Volendo andare sulla carne, ci sono polpette con Marsala e porcini, salsiccia ’mbuttunata, arista di maiale in agrodolce e arrosto misto alla brace.
Prima dei dolci tipici – babà, pastiera, caprese – vi sarà servito un fresco sorbetto al basilico. Nella carta dei vini sono presenti molte cantine emergenti della Campania con un ottimo rapporto tra qualità e prezzo.

Vadinchenia

Napoli Chiaia

Ristorante
Via Pontano, 21
Tel. 081 660265
Chiuso la domenica
Orario: solo la sera
Ferie: agosto, prima settimana di settembre
Coperti: 70
Prezzi: 30-32 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


Situato in un palazzo dei primi del Novecento, in una traversa della centrale via Crispi, Vadinchenia è disposto su due piani, con la sala inferiore adibita anche a wine bar, ricavata dalla corte interna del palazzo patrizio e pavimentata in pietra vulcanica. In questo piacevole contesto Saverio Petrocelli e la moglie Silvana propongono piatti della tradizione non scevri, però, da qualche nota di moderata innovazione. Tra le proposte, inoltre, sarà facile individuare gli elementi di provenienza lucana, in onore delle origini di Saverio.
Il baccalà è presente a tutto menù, variamente cucinato: mousse, marinato, in pastella, in cassuola. Tra gli antipasti si possono inoltre assaggiare gli sformati caldi di verdure di stagione (melanzane, peperoni, ma anche asparagi e porri), oppure la tradizionale bruschetta con pomodorini al piennolo del Vesuvio. Tra i primi, oltre alle paste ripiene come i ravioli di ricotta conditi con salsa di pomodoro fresco, o di baccalà con salsa allo scalogno, troverete gli spaghetti con le cozze o gli ottimi paccheri con alici e pecorino. A seguire, alcune valide pietanze ittiche, quali il calamaro ripieno, la spigola in crosta di pane o in guazzetto e le alici farcite (con fiordilatte ed erbe aromatiche), indorate e fritte. Le carni, invece, comprendono le tracchie (coste) di maiale al ragù o il filetto di manzo proposto in vari modi. Tra i formaggi, accanto alle eccellenze selezionate da Saverio, spicca la mozzarella di bufala. Torte e dolci al cucchiaio completano l’offerta.
La cantina conta circa 200 etichette regionali e nazionali, con qualche proposta straniera (Francia, Cile, Australia).

La torre

Massa Lubrense Santa Maria dell'Annunziata

Ristorante
Piazzetta Annunziata, 7
Tel. 081 8089566
Chiuso il martedì, mai d’estate
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: gennaio
Coperti: 80 + 80 esterni
Prezzi: 25-30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


Il ristorante di Tonino Mazzola è ubicato in un contesto paesaggistico di sicuro impatto. Dal belvedere lo sguardo può infatti spaziare sulla costiera sorrentina, con Capri di fronte; nelle viuzze adiacenti, invece, si aprono scorci di rara bellezza in cui i colori e gli odori degli agrumeti, oliveti e vigneti preludono al trionfo di sapori che seguirà. Il locale è semplice e accogliente e la presenza di numerosi avventori “indigeni” in un posto tanto caratterizzato in senso turistico, testimonia della qualità dell’offerta, che si traduce in proposte del territorio ad alti livelli.
Tonino fa da anfitrione insieme alla figlia Amelia; la cucina, invece, è il regno di Maria alla quale non si può certo non riconoscere una rara capacità nel lavorare i prodotti del mare e degli orti. Le pietanze che vi saranno servite, infatti, hanno sapore, freschezza, semplicità, a partire da antipasti quali le alici fritte, i totani con patate, la parmigiana di melanzane, vari tipi di verdure grigliate, i calamaretti in casseruola serviti assieme ai taralli di Massa Lubrense, i fagiolini con pomodoro fresco e basilico. L’impressione più che positiva si conferma con la pasta cozze e patate, i ravioletti alla caprese, i paccheri con ricciola e, cotti nel forno a legna, i gustosissimi involtini di melanzane con ripieno di spaghetti, mozzarella, pomodorini e basilico. Tra i secondi polpetti affogati ma anche pezzogna, pesce spada, occhiata o altre varietà cotte alla brace o al forno. Infine le cassatine al forno, la torta di ricotta e pere o di cioccolato e amarene oppure i distillati prodotti in proprio da degustare insieme a biscottini croccanti.
La carta dei vini punta sui prodotti campani, ma non tralascia qualche valida proposta nazionale.

Margherita

Massa Lubrense Sant'Agata sui Due Golfi

Ristorante
Via dei Campi, 13
Tel. 081 8780321
Chiuso il lunedì, mai d’estate
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: non ne fa
Coperti: 70 + 70 esterni
Prezzi: 28-30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


A Sant’Agata sui Due Golfi arriva agevolmente chi parte da Sorrento o da Positano, mentre quanti provengono dalla tortuosa strada di Massa Lubrense incontreranno qualche difficoltà. La località è generosa di viste e panorami irripetibili, ma anche di profumi di agrumi e di ortaggi che si diffondono trasportati dalle brezze marine. Ed è qui che gli appassionati troveranno il meglio dell’enogastronomia campana espressa tanto ai grandi livelli dei nomi più blasonati quanto nei molti altri locali di provata professionalità. Il ristorante Margherita è uno di questi, semplice negli ambienti – la sala luminosa un po’ spartana e lo spazio all’aperto per la stagione calda – e valido nelle proposte. A lavorarci sono i Tizzani al completo: Pina, Rosa e Marcella in cucina, Franco e Raffaele in sala e, dietro le quinte, Antonietta a occuparsi degli approvvigionamenti quotidiani.
I piatti che troverete sono legati alla tradizione, alle stagioni e alla spesa giornaliera. Si comincia con l’antipasto misto, composto da assaggi di pesce o affettati accompagnati dalle verdure dell’orto di famiglia. Poi è il turno dei primi di pasta casereccia, tra i quali gli scialatielli alla genovese oppure con i frutti di mare, al sugo “aumm aumm” o, ancora, alla Margherita. Altre proposte: cannelloni alla sorrentina, riso alla pescatora, paccheri al sugo di polpo e calamaretti. I gamberetti di Crapolla (Presidio Slow Food) richiedono manipolazioni minime per dare un ottimo secondo ma, in fatto di bontà, non sono da meno la ricciola al limone e menta, la zuppa di pesce o la frittura.
I vini – una decina – delineano un bel panorama dell’enologia campana.

Lo stuzzichino

Massa Lubrense Sant'Agata sui Due Golfi

Ristorante
Via Deserto, 1
Tel. 081 5330010-333 3323189
Chiuso il mercoledì, mai in luglio e agosto
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 25 gennaio-20 febbraio
Coperti: 50 + 80 esterni
Prezzi: 28-30 euro vini esclusi
Carte di credito: le principali, Bancomat


Sant’Agata sui Due Golfi si conferma luogo di elezione della gastronomia di qualità, come sta a dimostrare il fiorire, accanto ai grandi nomi della ristorazione italiana, di molti locali dai prezzi popolari. Tra questi rientra a pieno titolo il ristorante di Mimmo de Gregorio, coadiuvato in sala dalla moglie Dora, del quale convince la passione per il territorio, interpretato da mamma Filomena e papà Paolo in cucina.
Il menù è realizzato con prodotti acquistati da fornitori locali e col pesce di questo tratto di mare. Subisce, pertanto, frequenti variazioni. Suggeriamo di non perdere l’antipasto della casa, nel quale spiccano sciurilli ripieni, tortino di melanzane, treccia di Agerola. Seguono i ravioli di Sorrento (con la mozzarella), la pasta e fagioli con le cozze, gli scialatielli ai frutti di mare, le pappardelle con vongole veraci, la calamarata cozze e patate, i ravioli alla borragine o i cannelloni alla sorrentina. Come secondo nella stagione fredda potrete contare su una buona selezione di carni, ma è innegabile che è la proposta ittica il punto di forza del locale: stufato di totani e patate, polpetti al pignatiello, gamberetti di Crapolla (Presidio Slow Food) sale e pepe, calamari alla griglia, frittura di calamari e gamberi, pesci alla griglia, al forno o all’acquapazza accompagnati da contorni di stagione. Troverete anche una buona selezione di formaggi locali, quali il provolone del monaco e i diavoletti di Arola in foglia di limone. Tra i dolci della casa optate per la torta di ricotta e pere o per la pizza della nonna con crema di amarene e cioccolata.
Soddisfacente la carta dei vini, con più di 100 etichette e ricarichi onesti. C’è anche un’ampia scelta di distillati, whisky e liquori – mirtillo bianco o nero, finocchietto, nocillo e limoncello.

Fattoria terranova

Massa Lubrense Sant'Agata sui Due Golfi

Azienda agrituristica
Via Pontone, 10
Tel. 081 5330234
Non ha giorno di chiusura
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 8 dicembre-8 marzo
Coperti: 50
Prezzi: 30 euro
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat


La “terra delle sirene”, dove la leggenda tramanda che Ulisse sia stato rapito dal soave canto di Partenope, è un luogo di grande suggestione, in specie durante le belle giornate, quando i profumi della macchia mediterranea si fanno più intensi. I tavoli sono sistemati sotto una pergola sorrentina e, da questi, si può scorgere il giovanissimo chef Vincenzo Agizza intento ad allestire il menù. L’azienda è gestita da Rossella, Luigi e Francesca Ruoppo, eredi di quel Claudio che 25 anni fa inaugurò l’attività. Altro protagonista è Carlo Caccaviello, alle cui abili mani è affidato l’orto che tanta parte ha nell’offerta del locale. Le verdure, infatti, sono rielaborate con una bravura tale da esaltarne i sapori, i profumi e la giusta consistenza.
Comincerete con un antipasto articolato, che include qualche preparazione di ispirazione rivierasca. Segnaliamo le ottime zucchine e melanzane bagnate nel latte, infarinate e fritte, gli sciurilli e i medaglioni di melanzane alla sorrentina. La pasta di Gragnano è condita in bianco, con cipolle, pecorino romano e basilico napoletano, mentre i ravioli fatti in casa sono buoni sia ai fiori di zucchine sia alla caprese. I secondi sono a base di carne, con le ricche grigliate, lo stinco di maiale al forno e gli straccetti al vino rosso. I dolci raccontano la tradizione partenopea e sorrentina: caprese, babà, crostate di frutta e, con il caffè, una gustosa sfogliatina calda.
Accanto al bianco e al rosso della casa compaiono alcune tra le migliori etichette campane. Alla fine del pasto gli infusi e i liquori ai limoni e alle erbe aromatiche. La prenotazione è obbligatoria.

Il focolare di loretta e riccardo d’ambra

Isola di Ischia Barano d'Ischia

Trattoria
Via Cretajo al Crocifisso, 3
Tel. 081 902944
Chiuso il mercoledì, mai d’estate
Orario: sera, fine settimana anche pranzo
Ferie: 9-27 dicembre
Coperti: 90 + 100 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne DC


Se ci si allontana da Casamicciola verso il monte Epomeo, si raggiunge la località di Barano, dove ai margini di un bosco di castagni sorge Il Focolare, rinomato in tutta l’isola. Riccardo, oltre ad accogliervi con cordialità potrà guidarvi per i sentieri che dal locale conducono al bosco, alla ricerca delle erbe aromatiche utilizzate nelle pietanze. Il resto della famiglia – Loretta e gli otto figli – si divide tra la cucina e la sala.
Riccardo sostiene che Ischia è una “isola di terra” e, d’accordo con questo assunto, il menù è prevalentemente impostato su prodotti terragni scelti con cura e trasformati in gustosissime pietanze. Troverete anche il pesce, ma solo su prenotazione. Tra gli antipasti segnaliamo la parmigiana di melanzane, la caponata ischitana e le lumache variamente cucinate. La pasta è fatta in casa e le proposte spaziano dai mezzanielli con erbe selvatiche ai ravioli di scarola al vino cotto realizzati secondo un’antica ricetta locale. Tra i secondi troviamo il coniglio di fossa alle erbe aromatiche isolane, fiore all’occhiello della cucina e Presidio Slow Food, anche grazie all’impegno di Silvia, agronomo di casa, e di Riccardo. Ottime sono anche le carni alla brace, con una preferenza per la salsiccia e la bistecca di manzo. Tra i formaggi spicca il pecorino di laticauda, mentre la chiusura è affidata a dolci come la mousse al cioccolato e la crostata al limone.
La scelta dei vini è buona e tra questi si evidenziano gli ischitani, Biancolella, Forastera, Pere ’e Palummo. Per le grandi feste i D’Ambra allestiscono pranzi luculliani: pensateci, e prenotate con largo anticipo.

La marchesella

Giugliano in Campania

Ristorante
Via Marchesella, 184
Tel. 081 8945219
Chiuso il mercoledì
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 15 giorni a metà agosto
Coperti: 80 + 30 esterni
Prezzi: 33-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


Benché la cementificazione dell’ultimo ventennio abbia modificato profondamente il paesaggio, l’agricoltura conserva un ruolo significativo in questo angolo della provincia napoletana, dove orti e frutteti circondano ancora la città. Le pesche di Giuliano, le zucche napoletane, i fagioli di Villaricca e molti altri prodotti li ritroverete nel ristorante gestito dai fratelli Gena e Giovanni Iodice, coadiuvati in cucina dallo chef Faouzi.
Le proposte del menù sono intese ad esaltare un concetto di territorialità non banale. Potrete esordire con gli antipasti assortiti di terra e di mare: parmigiana bianca di melanzane o di zucchine, gattò, salsiccia e friarielli, funghi ripieni, polpette di melanzane, sciurilli ripieni, carpaccio di polpo, baccalà marinato con pinoli, tortino di alici, alici ripiene con provola, zucchine, mozzarella di bufala e calamaretti fritti, polpettine, pesce spada e melanzane. I primi variano secondo stagione: gnocchetti con vongole, pomodorini al piennolo e fiori di zucca, tubetti con cozze e fagioli, paccheri di Gragnano con zucca e scampi o ripieni di pescatrice, gnocchi con fonduta di provolone del monaco e porcini, pasta e fagioli maritata, zuppetta di scarola con baccalà, mezzanielli lardiati. Quindi il filetto ripieno con pancetta e ragusano, il baccalà in cassuola, il rombo con patate, capperi e olive, gli involtini di pesce bandiera e tanto altro. Infine: flan al cioccolato e rum, crostata di ricotta e cioccolata, millefoglie.
La carta dei vini soddisfa i più esigenti, con proposte regionali e nazionali di diverse annate e ricarichi onesti. È presente anche una carta degli oli.

Fenesta verde

Giugliano in Campania

Ristorante
Vico Sorbo, 1
Tel. 081 8941239
Chiuso domenica sera e lunedì
Orario: mezzogiorno e sera, festivi solo pranzo
Ferie: agosto, 23 dicembre-3 gennaio
Coperti: 80
Prezzi: 32-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


Giugliano più di altre città campane ha accresciuto negli anni le sue dimensioni. Il territorio, peraltro, conserva una spiccata vocazione agricola ed è attingendo alle sue materie prime, a cui coniuga un’equilibrata capacità di elaborazione personale, che la famiglia Iodice ha saputo consolidare una realtà tra le più rappresentative della ristorazione regionale. Laura e Luisa insieme ai mariti Giacomo e Guido, rinnovano e rafforzano in meglio, dunque, gli insegnamenti dei genitori che iniziavano l’attività nel 1948 e tuttora esercitano una sorta di “tutela morale”, fornendo i loro consigli. L’ubicazione del locale è centrale, vicino alla chiesa dell’Annunziata, e l’arredo è di quella semplicità che comunica agli ospiti una sensazione di calore, confermata dalla familiarità dell’accoglienza.
Molte le proposte. Tra gli antipasti: in estate scampi agli agrumi, affumicati di tonno e pesce spada, baccalà marinato, gamberi e cozze in pastella; in inverno timballo di salsiccia e friarielli, zuppetta di porri e funghi porcini, involtini di peperoni con prosciutto e formaggio, carciofi arrostiti. A seguire, spaghetti con cozze e bottarga, ravioli ripieni di gamberi, pasta e spollichini, rigatoni con pesce spada, melanzane, capperi e olive nere, e i classici mezzanielli lardiati e ziti alla genovese. Tra i secondi: braciola (involtino) di cotica di maiale o di manzo, baccalà fritto e frittura di paranza. Si chiude con crostata di fragoline, mousse al cioccolato con gelato, tortino con crema pasticciera e amarene.
La carta dei vini è completa, con il meglio della produzione regionale e nazionale. In sintesi, un posto con tanti aficionados ben meritati.

Viva lo re

Ercolano

Osteria
Corso Resina, 261
Tel. 081 7390207
Chiuso il lunedì
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: agosto
Coperti: 60
Prezzi: 30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


A due passi dagli scavi archeologici, l’osteria occupa il pianterreno di una dipendenza di villa Campolieto. I titolari Maurizio e Luisella, coadiuvati dallo chef Mimmo, hanno determinato l’evoluzione del locale, aperto dal 1995 come vineria, oggi osteria di moderna concezione dove il vino ha sempre grande importanza, e l’apparecchiatura e gli arredi sono semplici e al contempo curati. In cucina sono presenti molti prodotti tipici, anche provenienti da altri territori, interpretati secondo tradizione e talvolta rivisitati. Maurizio, sommelier, saprà guidarvi nella scelta del vino e nell’abbinamento ai piatti proposti.
Si fa apprezzare la serie di antipasti, di terra e di mare, che variano settimanalmente. Tra questi segnaliamo le zuppe di legumi, le lenticchie e calamari farciti, la crema di fagioli cannellini con involtini di pollo e scarole. Secondo stagione potremo trovare i porcini del Vesuvio e provola o il provolone del monaco di Agerola con passato di pomodorini vesuviani al piennolo. Tra i primi ricordiamo i cannelloni di ricotta e provolone del monaco, le paste con i legumi, il timballo di genovese, i vermicelli con polpi veraci e carciofi. Tra i secondi ci sono una buona selezione di carni, non solo bovine, ma anche crostacei, crocchette di tonno, gamberi e vongole, peperoncini verdi con pomodorini, baccalà fritto su passata di cavoli e altre pietanze in linea con le stagioni. Anche ai dessert è dedicata particolare attenzione; suggeriamo il tortino di ricotta con cioccolata fondente calda o il soufflé di ricotta e albicocche del Vesuvio. Ovviamente ampia la carta dei vini, con possibilità di spaziare tra oltre 1000 etichette con il meglio della produzione regionale, nazionale e internazionale. Buona la scelta di grappe e distillati.




martedì 22 febbraio 2011

La catagna

Bacoli

Ristorante
Via Pennata, 26
Tel. 081 5234218
Chiuso domenica sera e lunedì
Orario: solo sera, domenica a pranzo
Ferie: tra dicembre e gennaio
Coperti: 20 + 4 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: nessuna


La denominazione di questo piccolo ristorante marinaro ci pare estremamente appropriata. La catagna, infatti, è l’anfratto del mare, tra uno scoglio e l’altro, nel quale si nascondono i pesci ed effettivamente per raggiungere il locale bisogna seguire l’intrico delle stradine di Bacoli. Dapprima si seguirà il lungolago in direzione Miseno, per poi svoltare a sinistra prima del ponticello sul canale che congiunge i due laghi; quindi ci si inerpica per via Pennata, fino ad arrivare a uno spiazzo dove sarà agevole parcheggiare. Pochi passi indietro e vi ritroverete davanti al vostro “anfratto”. D’estate è molto piacevole mangiare all’aperto – un’esperienza riservata, però, a pochissimi fortunati – ma anche la sala, semplice e arredata in stile marinaresco, trasmette sensazioni positive.
Com’è ovvio aspettarsi, la cucina è di mare e Crescenzo, il titolare, da appassionato di pesca subacquea qual è sa riconoscere la qualità e la freschezza del pescato. Il menù, illustrato a voce, comprende una bella varietà di antipasti, tra i quali spiccano il tortino di alici, i polpetti affogati, le bruschette con le acciughe, gli sconcigli, il polpo in insalata. A seguire, linguine ai frutti di mare o con granchi e seppie, pasta e fagioli e formati di pasta di vario tipo conditi con sughi di pesce. Orientatevi poi sulla frittura di gamberetti e seppioline o su qualcuno dei pesci da porzione, quali la pezzogna alla brace o la ricciola con capperi e olive.
La chiusura è affidata ai dolci di fattura casalinga. Sarebbe da ampliare la carta dei vini e dei distillati. Vista l’esiguità dei coperti, è indispensabile prenotare.

A ridosso

Bacoli

Ristorante
Via Mercato di Sabato, 320
Tel. 081 8689233
Chiuso domenica sera e lunedì
Orario: sera, mezzogiorno su prenotazione
Ferie: 13/08-28/08, 23/12-5/01
Coperti: 50 + 20 esterni
Prezzi: 35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat



I Flegrei, terra di grande tradizione culinaria nel mondo classico, patria di Lucullo e dei piaceri del Satyricon, hanno un inestimabile patrimonio archeologico, mentre il sapere gastronomico è stato in parte smarrito da una ristorazione per lo più legata alle cerimonie. Gigi Palumbo e la moglie Elisabetta smentiscono, però, questo assunto, coniugando profumi e sapori di terra e di mare ed effettuando accostamenti molto interessanti.
Si parte con antipasti quali il sauté di vongole e taratufi, i cannolicchi gratinati, le cozze del Fusaro, il polpo in insalata, i moscardini in cassuola, il baccalà marinato, la zuppetta di cozze al tegamino, un soufflè di spigola che vale la pena assaggiare. Di ispirazione rivierasca sono anche i primi, con gli spaghetti ai frutti di mare, il risotto alla pescatora, i paccheri con pescatrice e la consigliabile gramigna a mare (particolare formato di pasta condito con astice, scampi e frutti di mare, cotto nel fumetto di pesce). La proposta varia poi tra pesci di pregio offerti a peso (da escludere, se volete restare nella soglia di prezzo), le grigliate miste, la frittura di paranza o di calamari e gamberi; buono anche il pesce bandiera con capperi e olive. I dolci sono fatti in casa e potete scegliere tra il babà, la caprese, la delizia al limone, il millefoglie al cioccolato, la mousse con mandorle grattugiate e, nel periodo pasquale, la pastiera; segnaliamo anche semifreddi al caffè, agli agrumi e alla nocciola.
Valida l’offerta dei vini con una selezione di etichette campane e nazionali. Si chiude con un ottimo caffè alla napoletana preparato al tavolo con la caffettiera tanto amata da Eduardo de Filippo.

Il casolare

Bacoli Fondi di Baia

Azienda agrituristica
Via Fabris, 12-14
Tel. 081 5235193
Chiuso lunedì, domenica e festivi la sera
Orario: sera, mezzogiorno su prenotazione
Ferie: 16-30 agosto
Coperti: 60 + 20 esterni
Prezzi: 28-32 euro vini esclusi
Carte di credito: nessuna


L’agriturismo di Tobia ed Elisabetta Costagliola si trova a breve distanza dal castello di Baia ed è raggiungibile percorrendo in macchina la stradina che conduce al parcheggio e proseguendo, a piedi, lungo un suggestivo sentiero nel cuore dei Flegrei. Camminare, sebbene per breve tempo, vi consentirà di apprezzare i profumi e i colori di questa terra, gli stessi che ritroverete quando vi accomoderete a tavola in un ambiente semplice, rustico e accogliente.
Il menù del giorno è fisso ma, adeguandosi a un canovaccio stagionale, cambia sovente in base alla disponibilità delle materie prime. La proposta degli antipasti è articolata e può prevedere i formaggi caprini e i salumi prodotti in proprio – esposti in bella mostra –, le frittatine fatte con uova appena deposte, vari tipi di verdure di stagione crude o grigliate. Si passa dunque alle paste asciutte, come le tagliatelle o gli gnocchi al ragù o al sugo di pomodoro o a qualcuna delle minestre, che sono il piatto forte della casa: pasta e piselli con ventresca, pasta e fagioli con cotenne, zuppe di legumi, tra i quali le poco note cicerchie. Giunti al secondo, potrete avere ottime carni alla brace, coniglio alla cacciatora o gallina ripiena. Talvolta qualche pietanza di pesce, come la frittura di paranza, gli involtini di pesce bandiera oppure i polpetti affogati. Dolci semplici e fatti in casa, come il limoncello servito a fine pasto.
La carta dei vini è limitata ad alcune etichette regionali. In alternativa c’è il discreto sfuso della casa.

Da fefè

Bacoli Casevecchie

Ristorante
Via Miseno, 125
Tel. 081 5233011
Chiuso domenica sera e lunedì, mai d’estate
Orario: sera, domenica e festivi anche pranzo
Ferie: 20 dicembre-10 gennaio
Coperti: 40 + 80 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat
Tipo Cucina‎: Tradizionale (specialità pesce)

Secondo la leggenda capo Miseno fu luogo di sepoltura del trombettiere di Enea, mentre la storia ne parla come di luogo di villeggiatura dei nobili di età imperiale e colloca qui la firma del trattato fra Ottaviano, Antonio e Pompeo, nel 39 a.C., nonché l’operato di Plinio il Vecchio, in qualità di comandante della flotta romana. In un luogo così ricco di suggestioni il tempo per certi versi sembra essersi fermato e, ad accrescere il valore di una sosta potrebbe essere una cena da Fefè, il ristorante di Bruno Esposito. Il locale è affacciato sul mare – cosa che si apprezza in specie nella stagione calda, pasteggiando in terrazza – e arredato con sobrietà.
Ad accogliervi saranno Bruno, Valeria ed Elio, che proporranno un menù giocato sui prodotti degli orti circostanti e sul pescato del giorno. Si comincia con l’antipasto misto della casa, lo scapece di pesce bandiera o l’insalata di polpo, per proseguire con le fettuccine alla Fefè (fatte in casa e condite con cozze e zucchine) o ai frutti di mare, la pasta con patate e calamaretti, i rigatoni alla genovese di polpo o, meglio, di polpessa e, ancora, gli spaghetti con alici e il risotto alla pescatora. Anche i secondi sono legati all’offerta ittica del giorno: frittura di paranza, zuppa o impepata di cozze (innaffiate dal succo dei limoni flegrei e dalla Falanghina locale), la frittura di alici, calamari, seppie. Un consiglio è d’obbligo: privilegiate il pesce azzurro se volete evitare di far lievitare il conto.
Il tutto sarà accompagnato da una più che apprezzabile Falanghina, ma ci si può orientare anche su qualche prestigiosa etichetta campana.

mercoledì 15 dicembre 2010

Omens

Verrès Omens

Bar-trattoria
Località Omens, 1
Tel. 0125 929410-347 4775334
Chiuso il lunedì; ott-giu aperto sab, dom e festivi
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 6 gennaio-15 febbraio
Coperti: 60 + 25 esterni
Prezzi: 19 euro
Carte di credito: nessuna
Email: informazioni@trattoriaomens.com


Per raggiungere Omens bisogna arrivare fino al castello di Verrès e proseguire per 13 chilometri lungo una strada stretta ma ben segnalata, che si inerpica nel verde del bosco. Là dove finisce l’asfalto si trova la piccola frazione composta dall’omonimo ristorante-bar, da una fattoria e da poche altre case. Il locale, spartano e un po’ all’antica, è composto da un’ampia sala e da una veranda nella quale si può mangiare in piacevole quiete guardando la cima delle montagne della Valtournenche.
L’aspetto del posto non esprime raffinatezza ma cordialità e schiettezza, valori che la proprietaria Elvira fa ritrovare in tavola. Il menù, fisso nelle portate e nel prezzo modestissimo, offre una carrellata di piatti tipici valdostani accompagnata da un vino sfuso senza grandi pretese ma decoroso. Il pasto inizia con salumi e castagne dolci calde, carne a pezzettini con – in stagione – funghi, due tipi artigianali di cotechino da gustare con due varietà diverse di patate, a loro volta guarnite da una buona salsina verde vicina alle usanze piemontesi. La seupa vapellenentse – zuppa di cavolo, pane nero, fontina e brodo, tipica della Valpelline ma diventata ormai un piatto caratteristico di tutta la Valle d’Aosta – è di rara bontà, così come la polenta concia (con la fontina) che accompagna coniglio e spezzatino. In chiusura Anna, la simpatica cameriera, propone a chi non si sia fatto spaventare dal pasto luculliano la crema di Cogne e un buon tiramisù casalingo.

Trattoria degli amici

Saint-Vincent

Trattoria
Via Biavaz, 11
Tel. 0166 513472
Chiuso il mercoledì, mai d’estate
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 10 giorni in marzo, 15 in ottobre
Coperti: 35 + 40 esterni
Prezzi: 20-24 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat


Nel cuore della città del Casinò, la trattoria di Pina Baudin Ternavasio è quanto di meno mondano si possa immaginare: frequentata soprattutto da gente del posto, ha un aspetto molto semplice e un arredo essenziale. L’insieme però è ordinato e accogliente, in linea con la cucina casalinga che la signora Pina – una vita spesa ai fornelli, prima in un chioschetto lungo la Dora dove ha fritto tonnellate di trote appena pescate e poi in questo locale – continua a praticare con pazienza e passione.
Gentilmente assistiti dalla figlia Barbara, in sala o in veranda potrete gustare i piatti della tradizione, influenzata qui più che altrove (per la contiguità ma anche per le origini piemontesi dei Ternavasio) dalla regione confinante. Ecco quindi, con i tipici salumi valdostani (mocetta, lardo di Arnad, prosciutti) accompagnati da burro e castagne, la trota marinata, i vol-au-vent con fonduta, il tortino di frittata al forno. La pasta delle tagliatelle, condite in stagione con funghi porcini, è fatta in casa; gnocchi con verdure dell’orto attiguo, crespelle, polenta concia, riso con fonduta completano la serie dei primi. Per il secondo la scelta è tra carbonade, trippa con i fagioli, bistecca alla valdostana, stracotto al vino bianco, in stagione di caccia cinghiale con la polenta. Casalinghi anche i dolci: torta o crostata di mele, crème caramel, panna cotta e, in estate, pesche ripiene.
In alternativa allo sfuso, piccola selezione di etichette regionali e nazionali.

Suisse

Saint-Rhémy-en-Bosses Bourg

Ristorante annesso all’albergo
Via Roma, 26
Tel. 0165 780906
Chiuso il lunedì
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: maggio, ottobre e novembre
Coperti: 45
Prezzi: 33-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte


Sulla via per lo storico valico italo-svizzero, nella patria dello jambon de Bosses (dop), questa locanda ben ristrutturata ha un passato glorioso: antica stazione di posta, nel 1860 si meritava le lodi di Edoardo Aubert, che dell’«ottimo albergo del buon Marcoz» aveva apprezzato i «piatti abbondanti e ricercati». A 87 anni, la signora Mafalda (figlia di Anselmo Marcoz, ultimo capitano dei soldati della neve di scorta ai viandanti diretti al passo) gestisce ancora il locale con la figlia Alberta e il genero Pierluigi, che hanno curato la ristrutturazione.
Anche in estate, entrando, si sente quel calduccio che i 1600 metri di quota rendono spesso desiderabile. Cucina e servizio sono un felice mix di qualità, attenzione e semplicità, raffinati ma senza ridondanze. Per aprire il pasto (si può scegliere alla carta o fra tre menù, a 20, 30 e 40 euro) potrà capitare che il cuoco Roberto vi consigli una frittata alle erbe di montagna da lui appena raccolte. Il crudo di Bosses guida la degustazione di salumi e formaggi di territorio, cui si affiancano antipasti più elaborati come il coniglio in agrodolce. A seguire, ravioli alla vapellenentse, gnocchi alla zucca, zuppa di fagioli e farro, l’immancabile polenta magari con la carbonada dei marroniers, il rognone al Pinot Noir o al Fumin (vino valdostano), la quaglia farcita. C’è anche un’ampia scelta di piatti vegetariani, tra cui l’ottimo cestino di patate con ratatouille. I dolci, come il pane, sono fatti in casa.
La carta dei vini, per quanto non ricchissima, comprende una buona scelta di valdostani e piemontesi.

Vetan

Saint-Pierre

Bar-ristorante
Frazione Vetan Dessous, 77
Tel. 0165 908830
Chiuso il martedì; gennaio-marzo aperto sab e dom
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: novembre
Coperti: 50
Prezzi: 23 euro vini esclusi
Carte di credito: nessuna, Bancomat

Telefonate per annunciare il vostro arrivo, prima di arrampicarvi fino ai 1700 metri di Vetan, la borgata più alta del comune di Saint-Pierre: la posizione isolata, distante dal capoluogo una dozzina di chilometri da percorrere su una strada di montagna, fa sì che solo gli ospiti attesi abbiano la certezza di usufruire di un menù completo nel luogo di ristoro omonimo della frazione. Avendo la titolare signora Elida raggiunto l’età della pensione, se ne occupa sempre più la figlia Antonella, che in un edificio attiguo gestisce le sei camere dell’agriturismo L’Abri. La tenuta agricola della famiglia Montrosset è a una quota più bassa e comprende un orto e un frutteto che alimentano doviziosamente, con ritmi coerenti con le stagioni, una cucina semplice e genuina, di schietta tradizione montanara.
Provengono dall’orto di casa le verdure servite come antipasto o come contorno (insalata di barbabietole e patate, flan di spinaci o di cardi, in estate fiori di zucca fritti), cotte nelle zuppe (seupa vapellenentse, minestre di orzo e legumi) o con il “riso della nonna”, arricchito da fontina. La frutta è usata come ingrediente di ogni tipo di piatto (da assaggiare l’insalata di mele delizia e le castagne che accompagnano, in apertura, lardo e altri salumi). La polenta concia basta a soddisfare anche gli appetiti più gagliardi, ma ai carnivori la cucina offre carbonade, fricandò, brasato e, su prenotazione, selvaggina. Come dessert, torta di mele con lo zabaione, bavaresi, pere al vino, panna cotta fatta con crema di latte d’alpeggio.
Antonella, sommelier, presiede a un’accurata selezione di etichette valdostane e piemontesi

Vetan

Saint-Pierre

Bar-ristorante
Frazione Vetan Dessous, 77
Tel. 0165 908830
Chiuso il martedì; gennaio-marzo aperto sab e dom
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: novembre
Coperti: 50
Prezzi: 23 euro vini esclusi
Carte di credito: nessuna, Bancomat


Telefonate per annunciare il vostro arrivo, prima di arrampicarvi fino ai 1700 metri di Vetan, la borgata più alta del comune di Saint-Pierre: la posizione isolata, distante dal capoluogo una dozzina di chilometri da percorrere su una strada di montagna, fa sì che solo gli ospiti attesi abbiano la certezza di usufruire di un menù completo nel luogo di ristoro omonimo della frazione. Avendo la titolare signora Elida raggiunto l’età della pensione, se ne occupa sempre più la figlia Antonella, che in un edificio attiguo gestisce le sei camere dell’agriturismo L’Abri. La tenuta agricola della famiglia Montrosset è a una quota più bassa e comprende un orto e un frutteto che alimentano doviziosamente, con ritmi coerenti con le stagioni, una cucina semplice e genuina, di schietta tradizione montanara.
Provengono dall’orto di casa le verdure servite come antipasto o come contorno (insalata di barbabietole e patate, flan di spinaci o di cardi, in estate fiori di zucca fritti), cotte nelle zuppe (seupa vapellenentse, minestre di orzo e legumi) o con il “riso della nonna”, arricchito da fontina. La frutta è usata come ingrediente di ogni tipo di piatto (da assaggiare l’insalata di mele delizia e le castagne che accompagnano, in apertura, lardo e altri salumi). La polenta concia basta a soddisfare anche gli appetiti più gagliardi, ma ai carnivori la cucina offre carbonade, fricandò, brasato e, su prenotazione, selvaggina. Come dessert, torta di mele con lo zabaione, bavaresi, pere al vino, panna cotta fatta con crema di latte d’alpeggio.
Antonella, sommelier, presiede a un’accurata selezione di etichette valdostane e piemontesi

Lo peillo de mamagran

La Salle

Ristorante-brasserie
Via Chanoux, 4
Tel. 0165 862574
Chiuso il mercoledì, mai in alta stagione
Orario: pranzo e cena, nov e apr-mag solo cena
Ferie: seconda metà di ottobre
Coperti: 50
Prezzi: 25-28 euro vini esclusi
Carte di credito: CartaSi, Visa, Bancomat

Una tavernetta dalle volte in pietra rustica e accogliente, tavoloni in legno, alle pareti una serie di stampi usati un tempo per marchiare il burro, in un angolo una bella selezione di grappe locali e non: si presenta bene il locale della famiglia Bacillieri, che trovate nel centro di La Salle, vicino alla chiesa parrocchiale. Il servizio è cortese ma privo della calda cordialità che l’ambiente farebbe supporre e dovrebbe ispirare.
Ai bambini e ai vegetariani sono riservati menù particolari, mentre gli altri avventori possono scegliere tra numerosi piatti tipici e un menù meno territoriale. Dopo il classico tagliere di salumi regionali, o un antipasto più elaborato, potrete scegliere tra varie versioni di polenta (la grassa o l’asulette di farina di segale), zuppe (la vapellenentse, la ueca a base di orzo), risotti (seupetta cogneintze, d’estate riso con zucchine e pecorino); nella nostra ultima visita abbiamo assaggiato una buona e abbondante favò (fave, pasta corta, fontina e pomodoro fresco). Tra i secondi, non all’altezza dei primi, si possono ordinare la carbonade, che arriva in tavola con polenta o patate, la soça, la frecacha e, su prenotazione, pierrade (carni miste alla piastra) e bourguignonne. Buoni i dessert, in particolare la crema di Cogne servita tiepida con un ottimo pane dolce biscottato.
La lista dei vini è notevole, ma sarebbe auspicabile una scelta più ampia di rossi valdostani.

Al maniero

Issogne

Ristorante con alloggio
Frazione Pied de Ville, 58
Tel. 0125 929219
Chiuso il lunedì, mai in agosto
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 15-30 giugno
Coperti: 50 + 30 esterni
Prezzi: 18-26 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat


A Issogne c’è uno dei più importanti castelli della regione, e c’è questo Maniero, aperto oltre vent’anni fa da Emanuela e Giovanni Paladini che, arrivati in Valle da turisti, hanno deciso di trasferirvisi. Il locale, che ha anche sei confortevoli camere per il soggiorno, si fa apprezzare per la buona cucina, prevalentemente di tradizione, per la premurosa ospitalità e per i prezzi amichevoli.
Ai fornelli c’è Giovanni, che prepara piatti gustosi e curati, usando prodotti di alta qualità e, d’estate, le verdure dell’orto di casa. Nell’accogliente sala o, nella bella stagione, in terrazza, si occuperà di voi Emanuela, proponendovi per cominciare un assaggio di mocetta, lardo di Arnad, coppa al ginepro, jambon de Bosses e altri salumi valdostani, oppure il carpaccio caldo, un flan (nella nostra ultima visita era di melanzane) o lo strudel di verdure con fonduta. In alternativa alla polenta concia, ci sono primi di pasta fatta in casa, come le tagliatelle o i ravioli conditi in stagione con funghi porcini, gli gnocchi con la fonduta, le crespelle alla valdostana. Tra i secondi la carbonade di regola servita con la polenta, l’agnello alle erbe, arrosti e tagliate. In chiusura una fetta di meringata di mele o una coppa di mousse al cioccolato o di zabaione.
Se si è almeno in due si può ordinare il conveniente menù degustazione, quattro portate a 18 euro vini esclusi. Le etichette in carta sono un centinaio, valdostane e non.

Capanna carla

Gressoney-la-Trinité

Ristorante
Località Tschaval, 33
Tel. 0125 366130
Chiuso il lunedì, mai d’estate
Orario: pranzo e sera; inverno feriali solo sera
Ferie: variabili
Coperti: 50
Prezzi: 25-27 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat
Email: ristorante@capannacarla.it 


Fino agli anni Sessanta, questa baita plurisecolare a 1800 metri di altitudine era un rifugio alpino, anche perché ci si arrivava solo a piedi. Poi la gestione fu rilevata da una brava cuoca, Onorina Baston, che ne fece un ristorante di grande cucina regionale, la cui fama andò amplificandosi con la costruzione della carrozzable e delle piste da sci. Eredi di quell’esperienza, i coniugi Barozzi hanno mantenuto lo stile acquisito sia nell’ambiente (quasi un museo della civiltà valdostana, con vecchi mobili contadini, attrezzi da lavoro, ricami incorniciati alle pareti) sia nel menù.
La cucina di Susanna si muove sui binari della tradizione e della solidità. Zuppe – la valdostana o l’invernale ueca, di orzo, verdure, pane nero e fontina – cotte a lungo sulla stufa a legna, crespelle ripiene di fonduta, polenta concia, ravioli di cinghiale o di camoscio, riso alla gressonara sono spesso presenti tra i primi. Trionfo di carni nei secondi, spesso accompagnati dalla polenta: carbonade, arrosto ai mirtilli, stinco di maiale al forno o di vitello ai funghi, salsicce al sugo, capretto arrosto o in umido, cervo alle erbe, cinghiale o camoscio in salmì. Prima di affrontare la batteria dei piatti cucinati, potrete allenare il palato con i tipici salumi regionali, serviti con castagne glassate. In chiusura, torte o crostate casalinghe, ma chi ama i formaggi non rinuncerà alla toma di Gressoney e il salignon, ricotta piccante della tradizione walser.
Il servizio in sala è brillantemente diretto da Gigi, che vi assisterà anche nella scelta dei vini tra la cinquantina di etichette in carta, soprattutto valdostane e piemontesi.

Locanda la clusaz

Gignod La Clusaz

Ristorante con alloggio
Frazione La Clusaz, 1
Tel. 0165 56075-56426
Chiuso il martedì, mai in agosto e Natale-Epifania
Orario: mezzogiorno e sera, inverno solo sera
Ferie: 3 settimane tra maggio e giugno, 5-30 novembre
Coperti: 40
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat

L’anagrafe storica (una citazione del 1140 ne fa la più antica struttura ricettiva d’Europa) e la fama recente sono tali che verrebbe da domandarsi: sarà un luogo di ristoro o un monumento? Ma la soggezione si dissolve di fronte alla naturalezza con cui Maurizio e Sevi Grange radicano la professionalità di oggi nella semplicità di ieri, quando quella della famiglia di lui era una modesta locanda sulla strada del Gran San Bernardo. Ristrutturata dal 1987, La Clusaz è oggi uno dei luoghi più eleganti e fascinosi della regione, un ristorante d’atmosfera in cui la sobrietà si coniuga alla raffinatezza e la fedeltà alla tradizione non ostacola la ricerca.
Nelle belle sale dalle volte in pietra, Sevi vi guiderà alla scoperta dell’eccellente cucina del marito. I piatti sono raggruppati in tre menù, di tradizione (30 euro), tematico (35, dedicato in estate alle erbe e in inverno al maiale), di stagione (38, meno legato al territorio). Di prammatica in apertura l’assaggio di mocetta, lardo, pancetta, teteun (tettina di vacca) e salami insaccati da uno zio del titolare. A seguire, seupa vapellenentse, cialda di polenta con fonduta, straccetti di farina di segale con verza e toma, d’inverno la zuppa di fagioli con le cotiche. Come secondo una splendida carbonade con polenta o patate, il carré di agnello arrosto, il filetto di manzo al rosmarino. Straordinaria la selezione di formaggi e deliziosi i dolci: crostata di castagne, sfogliatina con crema caramellata, sorbetto al vin brulé.
La carta dei vini propone, con ricarichi contenuti, il meglio della Valle e d’Italia, e bottiglie importanti anche dal mondo

Le vieux pommier

Courmayeur

Ristorante con alloggio
Piazzale Monte Bianco, 25
Tel. 0165 842281-846825
Chiuso il lunedì, mai luglio-agosto e Natale
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: due settimane in maggio, ottobre
Coperti: 180 + 40 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat
Email:  info@levieuxpommier.it



Il vecchio melo dell’insegna corrisponde a una presenza viva: la più grande delle tre sale incorpora un venerando esemplare dell’albero da frutto più coltivato in Valle d’Aosta. Tutt’intorno corre il bancone-vetrina di antipasti e dolci; addossati alle pareti di legno rustico, e suddivisi da tramezzi, ci sono i tavoli, con panche e sedie, ai quali potrete accomodarvi per gustare piatti sempre curati, nonostante la grande capienza e il frequente affollamento. Gestito da decenni dalla famiglia Casale Brunet, il locale, che ha anche cinque camere per il pernottamento, è in posizione facilmente accessibile e dotato di un vasto parcheggio.
Nel menù, che potrà sembrarvi persino troppo ampio, spiccano preparazioni scenografiche e conviviali di tono “transfrontaliero” (la Francia è vicinissima): bourguignonne, fondue savoiarde, pierrade, raclette, reblochonnade, tartiflette. E, naturalmente, la polenta, icona della Vallée, concia o servita di contorno alle carni. Una scansione più classica delle portate può aprirsi con salumi misti o l’“insalata degli alpeggi”, cui seguiranno la zuppa di cipolle, la vapellenentse o la seupetta courmayeurentse (verdure, fontina e pane nero), gnocchi oppure un risotto, alla valdostana o ai funghi porcini. Come secondo, carbonade, scaloppa alla valdostana, petto di pollo alla Vieux Pommier con frittelle di mele, mont d’or gratinato; in stagione, selvaggina. Lasciate un po’ di spazio per i dolci: torte, crostate, tarte tatin, mousse e fonduta di cioccolato, crema di Cogne, zabaione freddo.
La carta dei vini elenca etichette valdostane, ma anche piemontesi e toscane.

La grolla

Courmayeur Val Veny-Peindeint

Ristorante con alloggio
Località Peindeint
Tel. 0165 869095-869783
Non ha giorno di chiusura
Orario: mezzogiorno e sera
Aperto 1/12-15/4, 15/6-10/9
Coperti: 85 + 75 esterni
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: le principali, Bancomat

Appena sopra il santuario di Nôtre Dame de la Guérison, a pochi passi dalle piste da sci della val Veny, in un piccolo gruppo di baite spicca lo chalet che la famiglia Truchet, in anni ormai lontani, ha trasformato in luogo di piacere gastronomico e di tranquillo soggiorno (cinque miniappartamenti). L’ambiente è montanaro senza eccessi, caldo e gradevole, il panorama sul Bianco spettacolare (nelle giornate più tiepide potrete ammirarlo dai tavoli apparecchiati in terrazza), il servizio sempre premuroso e garbato.
Gusterete una cucina tradizionale, casalinga e attenta alle qualità delle materie prime, alcune delle quali procurate da papà Truchet, appassionato cercatore di funghi: in stagione, quindi, trionfano i porcini – fritti, in umido, alla piastra – e, se siete fortunati, i rarissimi ovoli, serviti crudi come antipasto. Altrimenti, in alternativa a mocetta, lardo e altri salumi della Vallée, potrete aprire con un carpaccio o con l’insalata di tomino caldo. I primi prevedono polenta in più versioni – concia, con i funghi, con il latte –, crêpes, risotti alle erbe o ai funghi, ravioli, la vapellenentse o altre zuppe, di verdure o cereali. Tra i secondi, carbonade, polenta e capriolo, bistecca alla valdostana; su ordinazione, fonduta e sorça (carne di maiale cotta con cavolo, patate e salsiccia). In chiusura, crostate di frutti di bosco, bavaresi o la deliziosa composta di mele.
La carta dei vini elenca soprattutto etichette valdostane.

Dente del Gigante

Courmayeur La Palud

Ristorante annesso all’albergo
Strada La Palud, 42
Tel. 0165 89145
Chiuso il mercoledì, mai d’estate
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: ottobre-novembre, tra fine maggio e metà giugno
Coperti: 24
Prezzi: 30-35 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat


All’imbocco della val Ferret, a 200 metri della stazione della funivia per Chamonix, proprio sotto la vetta più celebre del massiccio del Bianco, dal 1947 la famiglia Angelini cura con passione questo locale rustico e raffinato nello stesso tempo. Da qualche anno il locale che fu della nonna Armandina è gestito da Luciano (sommelier appassionato e competente) assieme alla moglie Alfreda (in cucina). L’ambiente del ristorante è caldo e raccolto, con un servizio discreto e attento a ogni particolare.
I piatti da segnalare sono diversi, poiché vi compaiono sia i più tradizionali sia alcune elaborazioni basate su ingredienti e produzioni tipiche; inoltre il menù cambia un paio di volte per stagione. In ogni caso non mancano mai la seupa vapellenentse, la fonduta, crespelle in varie versioni, la carbonade (da un’antica ricetta di famiglia, trovata con altri appunti di cucina in un baule di nonna Armandina) servita con polenta e fonduta. Vi è una buona selezione di formaggi (una ventina tra valdostani e francesi). In estate le verdure sono raccolte nell’orto di casa Angelini, così come le ciliegie del predessert. Si può scegliere alla carta oppure, se tutta la tavolata è d’accordo, optare per il menù degustazione (tre portate, 30 euro).
Di tutto rispetto la carta dei vini, con circa 300 etichette tra cui la quasi totalità delle valdostane. Ampia anche la scelta di distillati, infusi e tisane.

Baita ermitage

Courmayeur Ermitage

Ristorante
Località Ermitage
Tel. 0165 844351
Chiuso il mercoledì, mai in luglio e agosto
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: giugno e novembre
Coperti: 50 + 40 esterni
Prezzi: 20-30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat

A pochi chilometri dal centro di Courmayeur, sopra Villair, è un locale double-face: stile disinvolto a pranzo, soprattutto quando, in estate, se le due salette e la terrazza sono al completo, agli avventori inattesi è consentito sedersi nel prato con il vassoio riempito al banco; menù più ricco, servizio impeccabile e atmosfera romantica la sera. Sempre però si può godere, oltre che di una fantastica vista sui ghiacciai del Bianco, di un ambiente arredato con gusto, di una cordialità non di maniera e dell’ottima cucina di tradizione della signora Valentina Pellissier, madre del patron Piero Savoye.
In alternativa ai tipici salumi regionali, potrete cominciare con una fresca insalata di mele (valdostane, con sedano, noci e maionese casalinga) oppure con i tomini al verde o gli involtini caldi di prosciutto con ripieno di fonduta. Tra i primi, una raffinata variante della vapellenentse è la zuppa dell’Eremita, a base di pane nero, spinaci e fontina; per chi preferisce le minestre asciutte ci sono spesso la pasta al forno, le tagliatelle, la crêpe farcita di formaggio. La polenta, fulcro del pasto di mezzogiorno, è proposta anche a cena in varie versioni: concia, con fontina e burro d’alpeggio, o in accompagnamento a carbonade, salsicce, coniglio, in stagione capriolo o camoscio in umido, funghi. Inoltre, scaloppa alla valdostana, paillard, lumache alla parigina. Mirtilli, lamponi e castagne sono gli ingredienti preferiti per i dolci, deliziosi: torte, crostate, d’estate frutti di bosco con gelato o panna.
Anche con una buona bottiglia valdostana o piemontese, il conto sarà molto al di sotto degli standard di Courmayeur

Lou ressignon

Lou ressignon
Cogne

Ristorante
Rue des Mines, 22
Tel. 0165 74034
Chiuso lunedì sera e martedì, mai ottobre-maggio e agosto
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 5-30 novembre, 10 giorni inizio giugno
Coperti: 75
Prezzi: 25-28 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat
http://www.louressignon.it/taverna.html

Da quarant’anni questa solida casa di montagna appena fuori dal concentrico è sinonimo di convivialità e buona cucina. Evoluzione dei pochi tavoli allestiti accanto a una minuscola pista da ballo da Arturo Allera, personaggio di spicco nella Vallée del dopoguerra, il ristorante è oggi gestito, con piglio sicuro e amorevole continuità, dai figli del fondatore, Elisabetta (in sala) e Davide (ai fornelli). Le loro radici familiari (nonno canavesano, nonna valdostana di Champorcher) sono emblematiche degli scambi con l’alto Piemonte che hanno sempre interessato le valli del Gran Paradiso, influenzandone anche la cucina.
La carne cruda alla gressonara, che compare tra gli antipasti accanto all’assiette di salumi e formaggi locali, è già un omaggio alla regione vicina, mentre tra i primi, oltre alla seupetta cogneintze (risotto con pane e fontina), all’invernale seupa vapellenentse, alle crespelle di farina di segale, agli gnocchetti di spinaci con fonduta, alla polenta concia, potrete trovare casalinghi tajarin conditi, in stagione, con funghi porcini. Come secondo, carbonade con polenta o patate, camoscio in umido, sella di agnello al forno, carni o la trota di Lillaz alla griglia. La fonduta con crostoni o polenta, la bourguignonne, la fondue chinoise sono piatti conviviali, che possono risolvere il pasto. In chiusura, crema di Cogne con le tegole, île flottante, torta al cioccolato, tarte tatin, semifreddo al Moscato.
La carta dei vini rappresenta bene l’Italia e anche qualche regione estera; ampia la scelta dei distillati da sorseggiare accanto al camino

Les pertzes

Les pertzes
Cogne

Brasserie-enoteca con cucina
Via Grappein, 93
Tel. 0165 749227
Chiuso martedì e mercoledì, mai in alta stagione
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: novembre e tra maggio e giugno
Coperti: 50 + 20 esterni
Prezzi: 25-30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne DC, Bancomat


Flessibilità e qualità dell’offerta caratterizzano la “creatura” di Emanuele e Luisella Comiotto, la cui fama è ormai consolidata tra i frequentatori abituali della bella Cogne. Ci si può andare nel pomeriggio o in tarda serata, per uno spuntino a base di formaggi e salumi, oppure alle ore dei pasti, per gustare piatti, prevalentemente della tradizione valdostana, cucinati da Emanuele e proposti da Luisella in abbinamento a bottiglie e bicchieri di gran pregio. L’affascinante cantina (non mancate di visitarla) custodisce 800 vini di tutto il mondo, ma possono soddisfare le loro voglie anche gli amanti di birre e distillati.
L’accoglienza è cordiale e l’ambiente caldo, tutto boiseries e mattoni. A tavola potrete iniziare con il classico tagliere di salumi tipici (lardo di Arnad, mocetta, jambon de Bosses) serviti con le castagne; in alternativa sformati di verdure, il tortino di patate e porri con fonduta, la trota di Lillaz marinata. Poi, polenta concia, seupetta cogneintze (non è una zuppa, ma un risotto con pane e fontina), ravioli di capretto al timo, gnocchi al seirass (ricotta) o alla toma di Gressoney, carbonade con polenta, vitello brasato. Secondo stagione anche maltagliati di mais o di grano saraceno con ragù di verza e pancetta o di selvaggina, tagliolini ai funghi porcini, petto di quaglia glassato al Moscato di Chambave, stinco di maiale al forno, costolette di agnello alla provenzale. Ottima la selezione di formaggi, valdostani e non. Tra i dolci, crema di Cogne, crêpe suzette, torte, bavaresi

Lou tchappé

Lou tchappé
Cogne Lillaz

Ristorante
Frazione Lillaz, 126
Tel. 0165 74379
Chiuso il lunedì, mai in luglio e agosto
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 15/5-15/6 e 15/10-30/11
Coperti: 50 + 25 esterni
Prezzi: 25-28 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne DC, Bancomat


Parcheggiate nello slargo a fianco della strada (ma i tre chilometri dal capoluogo si percorrono in sicurezza anche a piedi, su un sentiero parallelo), infilatevi tra le case del borgo e, dribblando la folla di vacanzieri in marcia verso le cascate della Valeille, raggiungete il bel prato, racchiuso tra le cime del Gran Paradiso, dove sorge lo chalet della famiglia Artini. Nei mesi caldi si pranza anche all’aperto, all’ombra di grandi gazebo; l’interno, bar-reception e sale, è luminoso e colorato, un’eccezione nella severità un po’ opprimente del solito arredo di montagna.
Come antipasto potrete ordinare alle cortesi cameriere in costume i tipici salumi valdostani (mocetta, lardo di Arnad, prosciutto di Bosses), formaggi tra cui gli appetitosi caprini al ginepro, sformati o paté. Tra i primi, oltre ai “malfatti du Tchappé” (maltagliati conditi con pancetta affumicata e poco pomodoro) troverete orzotto, crespelle, gnocchi di pane o, in stagione, di castagne, zuppe di verdure o di cereali o di legumi. La fama culinaria del locale è legata da decenni soprattutto alla soça, antica ricetta di Cogne a base di carne, cavolo, patate e fontina, che Giuseppe Artini ha riscoperto e che può essere un sostanzioso piatto unico. Le si affiancano, secondo stagione, fonduta, carbonade con polenta, agnello arrosto, scaloppa alla valdostana, trota di Lillaz alla griglia o con le mandorle, petto d’anatra al forno con le mele, selvaggina. Crema di Cogne con le tegole, panna cotta, torte di frutta, bavaresi o – molto richiesto d’estate – un casalingo gelato alla cannella chiudono il pasto.
Da bere ci sono i migliori vini valdostani e alcuni di altre regioni italiane.

Locanda ai ponti romani

Challand-Saint-Victor Vervaz

Ristorante
Frazione Vervaz, 10-11
Tel. 0125 967608
Chiuso il martedì e giovedì sera
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 3 settimane in gennaio, 2 in giugno, 1 in ottobre
Coperti: 40
Prezzi: 25-30 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte tranne AE, Bancomat


I ponti romani dell’insegna sono strutture in pietra tra due speroni di roccia a picco sull’Evançon, il “torrente dalle acque chiare” (questo il significato in patois) che percorre la val d’Ayas, detta nella parte bassa valle di Challand (storpiatura del nome della famiglia Challant, sua feudataria per oltre quattro secoli). Potrete visitare questi manufatti bimillenari – e la vicina cappella di San Massimo, impreziosita da affreschi quattrocenteschi – con una breve passeggiata dal ristorante, raggiungibile in auto seguendo dal capoluogo comunale, Villa, le indicazioni per Chataignère, Viran e Vervaz, nonché appunto la segnaletica per i ponti romani.
La locanda, che prima o poi offrirà tutto ciò che promette l’insegna attrezzando qualche camera per il pernottamento, ha sede in una baita restaurata con affettuoso rispetto: è stato recuperato e valorizzato con una suggestiva illuminazione anche il vecchio forno, dove vedrete cuocere il pane che accompagnerà il vostro pasto. Cordialmente accolti da Corrado e dai suoi collaboratori, potrete scegliere fra tre menù, tutti di impostazione sostanzialmente tradizionale, con qualche spunto innovativo. Piatti ricorrenti, oltre alle selezioni di lardo di Arnad, mocetta e altri salumi valdostani, sono le zuppe di verdure, legumi o cereali, i risotti (al vino Gamay, alla fontina, ai funghi), la polenta (spesso servita con il salignon, la ricotta piccante della tradizione walser), le carni arrostite o in umido, il cotechino con le patate. Nelle stagioni propizie, selvaggina (cinghiale o braciole di cervo con la polenta), lumache e funghi. I dolci sono casalinghi.
La carta dei vini comprende le migliori etichette valdostane e una buona selezione di nazionali

martedì 14 dicembre 2010

La brasserie du bon bec

La brasserie du bon bec
rue bourgeois, 72 Cogne (aosta)
0165 749288
Chiuso lunedi, mai luglio-agosto e natale
Orari mezzogiorno e sera
Ferie Variabili
Coperti 47
Prezzi 25-30 euro vini esclusi


Sembra di entrare in un’altra epoca entrando alla brasserie e sembra che fuori faccia sempre freddo, anche quando, come è capitato a noi, è una delle prima calde giornate di primavera. Le cameriere sono vestite con i costumi tradizionali locali, ma garantiamo un che di genuino e naturale che suggerisce un’intenzione di sincero benvenuto.

Dunque ambiente confortevole, personale gentile e il cibo? Abbiamo assaggiato l’antipasto valdostano e scoperto a quel tavolo cos’è il Teteun. E poi crespelle e polenta col formaggio. Ci siamo andati per pranzo dunque il pasto è stato frugale…

Abbiamo speso poco soprattutto considerando la qualità e l’ospitalità .

Al centro della sala uno scenografico arredo, una sorta di ruota un tempo usata per far essiccare i formaggi. Le pareti sono ricoperte da attrezzi di altri tempi e tutta una collezione di campanacci da far venir voglia di uscire a comprarsi una mucca, pezzata e ben messa.

L'arcaden

Arnad Champagnolaz (ao)

Osteria di recente fondazione
Località Champagnolaz, 1
Tel. 0125 966928
Chiuso lunedì e giovedì, d’estate il giovedì
Orario: 12.00-21.00
Ferie: 2 settimane in giugno, 2 in novembre
Coperti: 45
Prezzi: 15-18 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat


Gli sportivi amanti della montagna (escursionisti, sciatori, alpinisti e praticanti il free climbling: ad Arnad c’è una celebre palestra di roccia) affollano per gran parte della giornata questa simpatica “osteria nuova“, che da anni ne soccorre le esigenze di ristoro sostanzioso, flessibile, informale ed economico.
Fulcro del menù sono gli eccellenti prodotti del salumificio Bertolin, di proprietà del fratello del titolare: lardo di Arnad, mocetta, teteun (mammella di vacca), bon bocon di puro suino, boudin, pancetta tesa e steccata, coppa al ginepro, boc (salame cotto di capra), cacciatorini di asino, cotechino servito caldo con le patate. Ottima anche la selezione di latticini e formaggi locali: fontina, tome, fromadzo e il salignon, ricotta piccante delle vallate del Rosa. Ci sono inoltre preparazioni ispirate al vicino Piemonte – verdure sott’olio o in agrodolce, lingua al verde, peperoni con bagna caoda – e un paio di corroboranti zuppe tipicamente valdostane, i cui ingredienti dipendono dalla stagione: cavolo e fontina, orzo, legumi, castagne. Si chiude con una fetta di crostata o con altri dolci di pasticceria.
Accompagnano i piatti buoni sfusi locali e bottiglie, valdostane e piemontesi.

Trattoria praetoria

via sant'anselmo,9
aosta
0165 44356
chiuso: martedi sera e mercoledi
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie 20 giorni in ottobre
Coperti: 120 posti
Prezzi: 35 euro vini esclusi
Email‎: praetoria@aliceposta.it 

Trattoria degli artisti

Ristorante-trattoria
Aosta
Via Maillet, 5-7
Tel. 0165 40960
Chiuso domenica e lunedì
Orario: mezzogiorno e sera
Ferie: 2 settimane in giugno, 2 in novembre
Coperti: 50 + 24 esterni
Prezzi: 30-33 euro vini esclusi
Carte di credito: tutte, Bancomat
Chi viene da fuori è incuriosito soprattutto dalla cucina del luogo, mentre la clientela stanziale non ne può più – comprensibilmente – di mocetta, polenta, zuppe di pane e formaggio, carbonade e tegole. Si spiega così perché questa trattoria nascosta in un vicoletto tra via Aubert e via Croix de Ville, frequentata dagli aostani più che dai turisti, con molti habitué sia nella pausa pranzo sia per le cene tra amici, abbia adottato una carta
suddivisa in due parti: una centrata sulle ricette tradizionali della Vallée, l’altra con piatti meno caratterizzati in chiave territoriale, più fantasiosi e “moderni”, ma mai banali.
Volendo limitarci alla linea congeniale a questa guida, vi suggeriamo di cominciare con il buon assortimento di salumi regionali, la sfogliata di cotechino e fonduta, la carne salata con cavolo rosso in agrodolce. Fra i primi ricordiamo la vapellenentse, la fonduta con crostini di pane, gli gnocchi al gorgonzola e salvia. La polenta accompagna sempre i secondi: da assaggiare il brasato al Blanc de Morgex et de La Salle, le carni stufate e il capriolo in civet, che resta la specialità della casa. In alternativa, tometta grigliata con miele e noci o la ruota di formaggi valdostani. Tra i dolci, bonet al cioccolato e amaretti, pesche con zabaione al Moscato e la coppa di gelato Pam Pam.
Carta dei vini con buona presenza di etichette della regione – in costante crescita qualitativa – e un dignitoso sfuso.
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